Municipio xv, al Trullo film teatro e mostre in ricordo Pasolini
Il Municipio XV ricorda Pier Paolo Pasolini con quattro giorni di incontri, film, spettacoli teatrali, mostre fotografiche che si terranno al quartiere Trullo e al teatro Arvalia dal 22 al 25 novembre. La Biblioteca del Trullo di via Monte delle Capre 23 sarà lo scenario della seconda edizione di "Storie di Vita", organizzata dall'associazione "Insieme per il Trullo" per la prima volta lo scorso anno all'indomani dei fatti di cronaca che sconvolsero il quartiere con l'attentato al bar, proprio di via Monte delle Capre, frequentato da immigrati. Al Trullo Pasolini ambientò uno dei suoi...
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Questo articolo è archiviato nelle categorie Vita, Assessore Alla Cultura, Municipio Xv, Arvalia, Pier Paolo Pasolini, Matteo, Vangelo e Piero Della Francesca e fa riferimento ai seguenti luoghi: Via Monte Delle Capre 23. Puoi lasciare un commento e seguire i commenti a questo articolo sottoscrivendo il Feed RSS.
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Scritto da james — 7 dicembre 2007
LABORATORIUM TEATRO
CENTRO DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE TEATRALE
Nel cuore del quartiere portuense...
Via Leopoldo Ruspoli,87
Scritto da laboratorium teatro — 1 ottobre 2009
Dall'8 ottobre all'8 novembre 2009
dal giovedì al sabato ore 21 - domenica ore 18
Ingresso : intero €14 ridotto € 9 - tessera obbligatoria €3
al LABORATORIUM TEATRO
Via Leopoldo Ruspoli 87, - Roma / Portuense
Tel. 06.45477049
LABORATORIUM TEATRO
Associazione Claudio Gora
presenta
QUARTETT di Heiner Muller
Con Cristina Giordana e Sergio Sivori
Regia e spazio scenico
Sergio Sivori
“QUARTETT”, ispirato all’omonima opera di Heiner Muller, diventa, nell’adattamento teatrale offerto dal LABORATORIUM TEATRO, uno sconcertante e sadico gioco teatrale, capace di indagare fino in fondo, con crudo cinismo filosofico, l’anatomia delle passioni umane.
Il testo di Muller è ispirato a “Le relazioni pericolose” di Laclos, che a sua volta prende spunto da “Le passioni dell’anima” di Cartesio. La ricerca teatrale di Sergio Sivori e dei suoi attori, pur non perdendo di vista questi illustri antenati, è in grado di offrire nuovi spunti di riflessione, che prendono vita nella visione del singolo spettatore.La drammaturgia mulleriana, pur conservando tutta la forza verbale di cui è carica, funziona da pretesto per una ricerca che, trascendendo il testo, si arricchisce di una rilevante componente fisica, che, passando attraverso i corpi degli attori, è in grado di risvegliare nuove associazioni e molteplici significati nello spettatore. Il gioco teatrale si rende speculazione filosofica, ed indaga il mistero indecifrabile dell’animo umano e delle sue passioni viste attraverso la fitta ragnatela di relazioni che si instaura tra il visconte di Valmont, la marchesa Merteuil, sua nipote Volanges e madame de Tourvel, tutte pedine instabili nella partita a scacchi tra le pulsioni di vita e quelle di morte.Il tempo acquista una dimensione di immobilità ristagnante, per conferire al patos una dilatazione spasmodica.
Il mosaico composto dalla logorroicità mulleriana e dalla fisicità degli attori del LABORATORIUM TEATRO giunge così a sottolineare la contraddittorietà dell’esistenza umana, escludendo ogni possibilità di lieto fine.Lo spessore filosofico di Muller, la sua sottile indagine sul tempo e sulla morte, è magistralmente resa per mezzo del continuo e sapiente scambio di ruoli, in cui gli attori si trasformano nel degenerato QUARTETTO per mettere in scena una cinica e cruda filosofia dell’esistenza.L’opera è composta da un atto unico, in cui si possono distinguere quattro quadri dettati dal sottile e continuo gioco di inversione di ruoli.
Nello scambio di ruoli il visconte e la marchesa diventano, di volta in volta, vittime e carnefici, predatori e prede di un’esistenza affetta da un mortale “cancro filosofico” che li trascina lentamente verso la degenerazione totale del corpo e dell’anima.Il corpo e l’anima sembrano, infatti, avere in “QUARTETT” una medesima componente materica, esposta alla corruzione del tempo e del peccato. L’anima è qui destinata alla stessa putrefazione della carne, senza possibilità di redenzione.Lo spettatore, davanti alla visione di quest’opera, è abbandonato a se stesso e deve potersi immergere nel vortice tormentato del ritmo e delle azioni fisiche, per individuare il proprio personale significato, che, trascendendo l’opera, ne arricchirà il senso.
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